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Rapporto sulla corruzione: Italia

Pubblicato da Giancarlo Mostachetti sabato 5 novembre 2011 , , ,

Sul portale Politicamentecorretto.it leggo la fantasmagorica notizia: Rapporto sulla corruzione: Italia sotto la soglia minima di civiltà, servono nuove regole, a firma del Sen. Felice Belisario.

Questo Belisario, che ricopre la carica di Senatore non è mai stato eletto direttamente con il sistema proporzionale, ma sfrutta la criticata legge Calderoli per farsi eleggere in liste bloccate. Ha il record di essere il parlamentare lucano con il più alto numero di assenze, ma sembra impossibile scaricarlo vuoi perché è uno dei fondatori dell'Italia dei Valori e anche perché amico personale di Antonio di Pietro (quello dei cento milioni nella scatola delle scarpe). Ma vediamo il testo dell'articolo che l'assenteista Belisario va a scrivere.

Il rapporto sull’indice di corruzione delle imprese nel mondo, giunto alla sua quinta edizione, certifica un dato inquietante: in Italia la vera chiave del successo è la bustarella. Non si tratta di una pratica circoscritta che alimenta alcune sacche di illegalità, è un vero e proprio modus operandi ramificato e diffuso esattamente come una fatale metastasi. Con il commissariamento dell’Ue prima e del Fondo Monetario Internazionale poi, è chiaro che siamo all’anticamera del default. Se il Governo ha ridotto in questo stato la nostra economia è anche perché, oltre all’enorme pressione fiscale, scarica sui conti pubblici la più pesante delle tasse: la corruzione, un’imposta occulta da almeno 60 miliardi di euro l’anno.

L’analisi di Trasparency International, un’organizzazione non governativa impegnata da anni nella lotta alla corruzione, prende in considerazione le 28 migliori economie al mondo e l’Italia risulta, nella graduatoria in cui l’Olanda è cosiderata il Paese più virtuoso, al 15esimo posto, ultimo Paese dell’Unione europea, preceduto oltre che da paesi come Stati Uniti, Canada, Giappone e Svizzera, anche da economie in via di sviluppo come Corea del Sud, Brasile, Hong Kong e Singapore.

Sulla base di una serie di parametri che vanno a considerare vari settori, dall’agricoltura all’industria, dagli appalti pubblici ai rapporti con la Pubblica amministrazione, l’Italia è l’unico Paese europeo sotto quota 11, considerata la soglia minima di civiltà. Una situazione che dipende essenzialmente da due fattori: la mancanza di strumenti di contrasto adeguati e la percezione della corruzione come di un fenomeno atavico e inestirpabile.

Ovviamente si tratta di due condizioni legate tra di loro, perché fin quando non ci sarà una lotta senza quartiere contro questa piaga la tangente sarà sempre considerata, con rassegnazione, un male inevitabile. Ovviamente non è così: basti pensare che nel 2003 il Presidente Lula ha avviato un programma di controllo a tutti i livelli di governo locale che ha ridotto drasticamente il fenomeno, tanto che il Brasile negli anni è diventato più virtuoso dell’Italia. Serve un intervento radicale prima di scivolare ancora più in fondo alla classifica.

Combattere la corruzione si può, il Gruppo IdV al Senato ha presentato un disegno di legge per istituire un Piano Nazionale anticorruzione e introdurre la massima trasparenza negli appalti e nei contratti della pubblica amministrazione, attraverso la costituzione di una Banca dati nazionale dei contratti pubblici e di un registro di ditte e fornitori “certificati”, oltre alla incandidabilità e ineleggibilità dei condannati per reati contro la pubblica amministrazione e all’inasprimento delle pene per i reati di corruzione e peculato.

Il tutto senza ulteriori oneri per la finanza. Estirpare il cancro è possibile con nuove regole e nuovi strumenti per farle rispettare, a partire da una maggiore dotazione di risorse per l’autorità giudiziaria: ma bisogna voltare pagina e dare al Paese un’alternativa che abbia a cuore le vere priorità. Vi ricordo che questo Governo non è stato neanche capace di ratificare le convenzioni internazionali contro la corruzione, nonostante la presentazione di nostri appositi disegni di legge anche su questo punto.

Questa si chiama malafede. Tant’è vero che, a quanto pare, al danno si aggiunge la beffa: l’Associazione dei componenti degli organismi di vigilanza ha lanciato un appello per evitare che il decreto sviluppo sia usato come cavallo di Troia per cancellare l’organismo preposto a vigilare sulla Responsabilità amministrativa degli enti. Ci accusano di essere catastrofisti e antiberlusconiani ma la realtà è che, ormai, accanto all’emergenza economica e all’urgenza di risanare la finanza pubblica, in Italia c’è una terza gravissima emergenza: la diffusione dell’illegalità. C’entrerà qualcosa il fatto che abbiamo un Presidente del Consiglio che si chiama Silvio Berlusconi?
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Dopo questa serie di luoghi comuni e falsità ho dovuto inserire il seguente commento al suo articolo:

Certo, il Brasile è virtuoso. Dimette un ministro per corruzione ogni 50 giorni.
Sen. Felice Belisario, sarai anche senatore, ma dici delle belle fesserie.
Giancarlo
http://ilmosta.blogspot.com

Paragonare la corruzione brasiliana, endemica, radicata, istituzionalizzata, legalizzata con quella italiana, dimostra la malvagità delle persone che vogliono parlare male dell'Italia, costi quello che costi. Sembra di vedere la bile gocciolare dalla bocca di questo Senatore, seguace di tale Di Pietro, noto per scatole di scarpe, case extra-lusso date in uso al figlio mentre espletava il servizio militare. Se vuol parlare di corruzione dovrebbe guardare nel suo partito. Ne avrebbe da guardare che si stanca. 

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Ho dovuto bloccare gli inserimenti di commenti anonimi perché troppi avevano scambiato lo spazio dei commenti per una cloaca, dove riversare le loro aberrazioni mentali, tra cui non mancavano anche minacce di morte.

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